La benna/draga antiecologica e i suoi amanti

Lo scorso 3 giugno 2015 in seconda serata ho avuto l’idea di fare uno zapping su alcuni canali tv. Arrivato sul Canale 14 (Telegranducato) mi sono soffermato perché trasmettevano una trasmissione incentrata su un incontro fra politici, progettisti ed esperti in materia per la presentazione dei lavori necessari allo sviluppo, nel prossimo futuro, del Porto di Livorno.

Sono stati affrontati temi interessantissimi sulla governance del Porto stesso. Interventi di esperti anche internazionali che hanno esaminato i problemi della concorrenza degli altri porti del Mediterraneo e dell’Europa in generale alla luce delle offerte attuali e future del porto in essere e quello in progettazione.

L’opera, oserei dire faraonica nel suo insieme, prevede la costruzione di grandi banchine e terminal auto e ferro-trasportati, per quasi 100 ettari di occupazione del lato mare del porto labronico. Ovviamente queste opere sono previste in step di realizazzione e la ricaduta occupazionale sarà notevolissima.

Saranno previste banchine lunghe oltre 600/700 m con profondità di oltre 18/19 m per far attraccare le moderne navi sia da crociera che portacontainer, queste ultime fino a oltre 12000 unità.

Detto questo mi preme aggiungere che come al solito l’unica nota stonata è stata come sempre quella che ha riguardato le previste, imponenti opere di dragaggio in mare che saranno, salvo ripensamenti dell’ultima ora, anche alla luce dei problemi recentissimi avvenuti con i dragaggi convenzionali nel porto di La Spezia, effettuati con i sistemi di dragaggio obsoleti noti come “dragaggi con benne ecologiche”. Questa tipologia è tutto salvo che essere “ecologica”, l’Associazione GIGA si spende oramai da anni nelle sedi opportune per spiegare che esistono metodologie mature di prelievo, separazione dagli inquinanti, classazione e rimozione dei sedimenti che possono operare in aree con presenza di inquinanti senza miscelare e disperdere gli stessi nell’ambiente. Oltremodo i sedimenti quasi anidri possono essere, loro si, non come detto in trasmissione in modo fuorviante, riutilizzati per ripascere, per esempio le spiagge adiacenti al Calambrone oppure riutilizzate in edilizia.

Visto che i volumi saranno rilevanti ovviamente le tipologie più aggressive (leggi dragaggio convenzionale), capaci di produzioni più considerevoli, avranno, dopo la certezza della rimozione della parte inquinante, una possibilità di essere utilizzate a pieno in questa opera utile e necessaria per lo sviluppo della portualità, sia dal punto economico che occupazionale, della città di Livorno.

Sarebbe per noi una nuova grande amarezza se ancora una volta vedremo partire una gara ma che non usano benne ecologiche per cui se ancora una volta vedremo partire una gara con ammesse solo le benne ecologiche ed ancora una volta verranno escluse automaticamente quelle tecnologie inventate in Toscana e sperimentate proprio a Livorno che aspirano in depressione e che per questo salvaguardano l’ecosistema.

In particolare queste tecnologie permettono a costi molto più vantaggiosi delle discariche di fare una messa in bonis del sito e quindi renderlo dragabile con le tecnologie tradizionali ad elevata produttività.

Le gare cari decisori vanno fatte aperte a tutte le migliori tecnologie che permettono di migliorare le performances ambientali a partire anche dalla benna bivalve ma non escludendo altre modalità più vantaggiose sia in termini ambientali che economici.

Il sistema di farsi del male da soli da parte dei porti italiani deve essere un lontano ricordo visto che il progresso oggi è una realtà tangibile.

Prof. Giuliano Gabbani
DST Università di Firenze – Responsabile Scientifico Associazione GIGA ed ECOFUTURO

L’Articolo originale è pubblicato su:
http://www.ecquologia.com/notizie/2311-la-bennadraga-antiecologica-e-i-suoi-amanti

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