Un "capping" attorno al collo de La Maddalena

Un’interrogazione del Senatore Gianni Girotto (M5S), denuncia il rischio che oltre 6 milioni di euro di soldi pubblici siano spesi per determinare un futuro disastro ecologico.

Il “capping” è un tappo, serve, anzi è servito perché oramai inutilizzato a livello mondiale, a mettere una pietra sopra alle peggiori situazioni inquinanti del pianeta, lasciando alle generazioni future il compito di risolvere davvero il problema, dopo averne infinitamente complicato la soluzione.

Se il capping a terra è una vergogna, quello praticato in acqua è la madre di tutte le scelleratezze ambientali perché la manutenzione assolutamente necessaria delle giunture dei punti critici diviene sempre più difficile nel tempo e costosa da effettuare.

Nello specchio d’acqua dell’ex Arsenale de La Maddalena, come in ogni altro luogo marino, nel momento della stesa del capping appare ovvio che insieme agli inquinanti saranno compressi anche elementi biologicamente vivi, capaci successivamente di produrre metani e altre sostanza tali da compromettere dall’interno, la stabilità del capping stesso.

Nello stesso specchio d’acqua de La Maddalena dovranno transitare le navi definite “Ro-Pax”, ovvero grandi traghetti che portano contemporaneamente, passeggeri, auto, camion e rimorchi che come si sa, non si muovono a vela sospinte dal vento ma con eliche che hanno la potenza di spaccare l’acciaio con il fenomeno della cavitazione anche senza venire a contatto diretto degli oggetti stessi.

Siamo inoltre a La Maddalena e nessuno nel mondo ha mai avuto la nefasta idea di fare un capping a mare, in un luogo di cosi alto valore naturalistico. Gli estensori del progetto non citano le navi che transiteranno in quello specchio ma citano le “barche”, si presume di ricchi turisti, come si sa talmente stupidi da andare a posteggiare la loro barca esattamente sopra la tombamento di uno dei peggiori siti inquinati della Sardegna.

Stupisce in questa incredibile vicenda il fatto che si vogliano spendere quasi 7 milioni di euro per una scempiaggine di questo genere e stupisce ancora di più, tenuto conto del fatto che esistono finalmente gli ecodragaggi (che saranno presentati in uno specifico workshop ad Ecomondo il 10 novembre) e di cui abbiamo parlato diffusamente in altri articoli di Ecquologia, che sono in condizione, non crediamo a costi superiori, di bonificare completamente il sito, liberando l’ex Arsenale de La Maddalena.

All’urlo lanciato da queste pagine a metà agosto scorso dal Professor Gabbani del Dipartimento Scienze della Terra dell’Università di Firenze (link articolo) ha risposto il Senatore Gianni Girotto, presentando una interrogazione urgente e ricostruendo tutta la complessa vicenda che parte dalle gestioni Bertolaso, legate agli appalti del G8 2009 che doveva tenersi inizialmente a La Maddalena nel 2009.

Dalla interrogazione si evince come i tecnici che hanno operato fino al 2012 cercassero, a fronte del primo plateale fallimento dei dragaggi dell’ex Arsenale effettuati prima del 2009, di abbinare le due vecchie tecniche costituite dalla benna e dalla aspirante-refluente, per cercare di risolvere il problema, comprensibile dal momento che non erano allora disponibili soluzioni alternative.

Diviene invece imbarazzante per gli estensori il progetto del 2016, su cui si basa la gara di oggi, dal momento che l’ecodragaggio basato su un sistema aspirante a circuito chiuso, nato esplicitamente per risolvere problemi di questo tipo, era stato a quella data già sperimento e testato in acqua con un percorso seguito e validato da diversi organismi coordinati dal Ministro dell’Ambiente.

Ribadisco con chiarezza che, chi a fronte di un intervento così autorevole volesse procedere all’utilizzo del capping a La Maddalena, si macchierà di un gravissimo reato ambientale, magari non impresso nei fogli della magistratura ma certo indimenticabile nelle coscienze della gente.

Fabio Roggiolani

Vice Presidente Giga-FREE – Cofondatore Ecofuturo Festival

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